martedì 31 dicembre 2013

buonipropositi e cannella



Calendario.
Eccoci in quel periodo dell'anno, quello fatto di bilanci e di buoni propositi. Quello che poi alla fine sembra sempre ripeta lo stesso copione, con le stesse buone intenzioni che se mai avessimo applicato ci avrebbero resi delle belle persone, dentro e fuori.
Dieta, palestra, cura del corpo, altruismo, amicizia, famiglia, casa.
Come no.
E invece eccomi qua, con il solito cinismo di sempre e lo stesso carattere da stronza.

Carrello della spesa.
Seguire la lista, dai, devo farcela, almeno oggi. E ci riesco, finche non passo davanti alle spezie. Nonguardare nonfermarti nonfarlo non... Troppo tardi.
C'è qualcosa in quello scaffale che mi frega ogni volta. Sempre una che riesce a mancare alla mia infinita collezione.
Guardo, è lì. Davanti ai miei occhi.
Nonprenderla, nonèvero, nontiserve, cel'haigiàenonlausi.

Stecche di cannella. L'ennesimo barattolo di stecche di cannella.
Nel mio carrello.
Le stecche di cannella, nella mia vita, sono tali e quali ai buoni propositi di fine anno. Non posso farne a meno, ma non ne ho mai trovato un utilizzo reale.

Arrivo a casa. Prendo una stecca e mi chiudo in bagno.
La guardo, la giro tra le mani, la sniffo.
Ecco, l'ho fatto di nuovo.
Dovrei farci un dolce qualche volta. Una crema. Un arrosto. Una decorazione. Dovrei.

Dovrei sforzarmi di essere paziente. Di tenermi stretti gli amici. Di non essere stronza con le persone che amo, almeno con loro. Di prendermi cura di chi ha bisogno di me, me inclusa. Dovrei.
La guardo, la giro tra le mani, la sniffo.

Addio 2013.
(buon anno a tutti)

lunedì 30 dicembre 2013

principe e grano



Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.

Addomesticarci per viversi a vicenda, per creare quel legame unico.
Addomesticarci.
Come siamo arrivati a doverlo fare di nuovo, dopo che già ci eravamo riusciti così bene?
Davvero dobbiamo riniziare da zero per essere di nuovo unici al mondo?

Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...

Il grano. Ecco, il grano. Il rumore del vento nel grano, io, non ho mai smesso di amarlo.

"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio, tu ti sederai un po' lontano da me, così nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."

Dai, ne abbiamo sempre avuto di pazienza. E il silenzio, tra una risata e l'altra, ci piaceva.
Il silenzio riempito di noi.
Ci vorrà tempo, e forza, ma ne varrà la pena, ne valiamo la pena.
Io volpe, tu principe.

Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupery

venerdì 27 dicembre 2013

rossetto e cioccolato




io, femmina.
di nuovo da lì si parte. perchè questa volta non sia solo un punto di inizio, ma il traguardo finale.
femmina nei sentimenti, nelle emozioni, nelle lacrime, nei difetti, nel saper dare e prendere.


si fa così, per cominciare il gioco, e ci si mastica poco a poco.

rossetto, rosso, da femmina.
per ricordarmelo, che sono femmina. una di quelle cose che troppo spesso ho dimenticato, come di chiudere la macchina, di buttare la spazzatura e portare il certificato medico in palestra ad inizio anno.

rossetto rosso, da scena.
per rafforzare quella maschera, che mi protegge e mi fortifica. da levare solo con chi merita di vedermi nuda.

rossetto rosso, da sera.
per l'evento più importante di tutti: la mia vita.

rossetto rosso, da stronza.
per riprendermela, quella vita.


sarà bello, bellissimo, travolgente, lasciarsi vivere totalmente
dolce, dolcissimo e sconveniente, coi bei peccati succede sempre.

cioccolato.
fondente nerissimo da intenditori.

cioccolato.
da andarci in trip con tutte quelle endorfine.

cioccolato.
da mordere, da scrocchiolare sotto ai denti e da lasciar squagliare in bocca.

cioccolato.
da sporcarcisi così bene, che mai dimenticherai di averlo mangiato.



si fa così, è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato.

inizio


si inizia, finalmente uno spazio mio e solo mio.
un trasloco leggero fisicamente, ma costato lacrime, domande e periodi neri.
e allora basta, quando si svolta, si svolta.
cinture allacciate, mani sul volante e partiamo.