giovedì 30 gennaio 2014

desideri e torta di compleanno


Domani è il mio compleanno.
Per la quarta volta in poco più di un mese mi trovo a dover festeggiare una festa senza che ci sia tanta voglia di festeggiare.
Si dice che l'appetito vien mangiando, e allora magari il festeggiamento può venire festeggiando, speriamo.

Dicevamo, il mio compleanno.
Compio una certa quantità di anni, non troppi, non troppo pochi.
La mia torta non avrà un aspetto spoglio, ma non dovrebbe ancora nemmeno sembrare un cimitero di lumini alla notte di Halloween.

Per spegnere quelle candeline in un'unica tirata di fiato, mi sarà certo utile la buona esperienza accumulata in anni di spirometrie, che non è che sia una cosa di cui vantarsi.

Ma, ta-daaa, c'è un MA.
Perchè, in fondo, per me il bicchiere è sempre stato mezzo pieno, quindi sorvolando sugli ultimi post lagnosi, sto per tornare all'attacco con sogni, speranze, sorrisi e post automotivanti,

Il MA positivo è che quando hai un bel po' di candeline da spegnere, hai la possibilità di esprimere un desiderio lungo.
Sarà meglio che me ne prepari qualcuno, sai mai che al momento buono non mi venga in mente nulla.

I wish I was a neutron bomb,
for once I could go off.
I wish I was a sacrifice
but somehow still lived on.
...
I wish I was a sailor with someone who waited for me.
I wish I was as fortunate,
as fortunate as me.
I wish I was a messenger,
and all the news was good.
...
I wish I was the pedal break that you depended on.
I wish I was the verb "to trust", and never let you down.
I wish I was a radio song,
the one that you could turned up,
I wish, I wish, I wish, I wish,
I guess it never stops.

Pearl Jam, Wishlist

Happy birthday to me.

mercoledì 29 gennaio 2014

errori e crocquembouche




Ognuno di noi ha fatto tanti errori nella vita, alcuni ridicoli, altri gravi.
Si dice però, che ogni errore di cui si fa tesoro, valga il prezzo che è costato. Credo che a dirlo sia stato uno che come massimo errore ha sbagliato le dosi del lievito mentre preparava il pane.
Nel mio caso, potendo tornare indietro, mi risparmierei di certo quel prezzo; tuttavia, l'insegnamento, già che ormai l'errore è stato commesso, cerco di tenerlo. 
Per evitare di dimenticare, mi sono utili alcune cose con cui mi trovo faccia a faccia ogni giorno, quindi, signore e signori, ecco a voi:

la lista degli errori che non avrei mai voluto fare
ovvero
con cosa costruisco il croquembouche dei miei errori
(non il croquembouche della mia vita, eh, solo quello dell'ultimo anno)

- un regalo mai consegnato che giace nel mio armadio.
Ogni mattina, c'è un dilemma più grande del come vestirsi ed è che fare di quel regalo, che è lì che aspetta da settimane. La persona alla quale era destinato non esiste più, o forse non è mai esistita e ciò che io vedevo era un misero ologramma  impalpabile, frutto della mente malata di chi ha sempre vissuto fingendo senza scrupoli.
Insegnamento: quando incontri una persona che ha così tanta paura del mondo, probabilmente è il mondo a dover avere paura di lei.

- le mie occhiaie nello specchio, ogni mattina dopo una notte in lacrime.
Non so se l'ingenuità sia un vero e proprio errore, ma ciò che sto passando ora, è per buona parte imputabile ad essa: quando sei sincera, non pensi che gli altri mentano, quando sei fedele non pensi che gli altri tradiscano, quando sei amica non pensi che quel bacio giunga da Giuda, quando sei sempre stata te stessa non credi che alcuni si costruiscano così tanti fake da non sapere più chi sono.
Insegnamento: solo perchè sei buona, non sottovalutare mai la malvagità che ci può essere negli altri.

- una busta enorme piena di regali enormi da rimandare al mittente.
Ci sono persone che nascondono in oggetti enormi, enormi sensi di colpa, che hanno bisogno di colonizzare la tua casa perchè tu non riesca a smettere di pensare a loro.
Insegnamento: certi regali sembrano fatti col cuore, invece sono solo fatti col culo.

- la batteria del telefono che arriva fine serata.
Eh si, perchè un tempo in questa casa, avevamo bisogno di caricabatterie in ogni stanza, in macchina e a lavoro. E invece, quando metti via il telefono per un po' ti accorgi che esiste ancora un enorme mondo intorno a te, da vivere e scoprire.
Insegnamento: mai dare agli oggetti la possibilità di trasformarsi in persone.

- la lavatrice
Lei, insieme a tutte quelle cose della casa che mi hanno fatto credere che ci fosse sempre qualcosa da fare. Questo è stato l'errore primo, forse. Quello di farmi prendere la mano dalle cose importanti per trascurare le persone importanti.
Insegnamento: ci sarà sempre qualCOSA da fare, fottitene. E pensa piuttosto a qualcUNO a cui dedicarti.

- un guanto spaiato.
C'è gente che non ha una propria personalità, un proprio linguaggio, dei propri interessi, una propria vita, dei propri amici, e ha così bisogno di prendere i tuoi per avvicinarsi a te. I tuoi amici l'avevano visto subito, eppure tu credevi solo di aver trovato una mano amica. Invece no, era solo un guanto pronto a prendere la forma della tua mano.
Insegnamento: (a dire la verità questo insegnamento non è per me) sai chi sono i tuoi amici veri, ricordati sempre di ascoltarli.

- la foto dei miei nonni
ai quali più volte ho pensato di chiedere delle cose, e ora che avrei bisogno delle loro riposte non possono più darmele. Perchè loro sapevano. Sapevano la ricetta perfetta.
Insegnamento: quando vedi un dolce interessante, nel dubbio chiedi sempre la ricetta, anche se sul momento non pensi che mai la utilizzerai, non puoi mai sapere cosa serve e cosa no, nel futuro.

- l'ultimo assegno di un carnet
che era lì pronto ad essere consegnato ad una persona che credevi meritasse anche quello, oltre a ciò che già aveva avuto da te. Una persona che ti aveva detto che il suo affetto era sempre stato sincero e che ti voleva bene, e alla quale tu avevi creduto.
Insegnamento: prima di essere pronto a dare, assicurati che chi riceve lo meriti.

- il mio anulare sinistro che tiene il segno degli anelli anche quando li levo
Questo non è errore, non lo è mai stato. 
Insegnamento: è bene che il tuo corpo ricordi chi sei e le promesse che hai fatto anche quando il cervello non è lucido.

- un barattolino di stimmi di zafferano.
Di questa lotta sulla felicità, non mi stancherò mai, e ne parlerò di nuovo in un nuovo post.
Ma l'errore di cui voglio parlare non è cercare la felicità, nè il provarla. Piuttosto di fidarsi di chi dell'infelicità fa la sua missione di vita. Di chi ti ama solo finchè ti sente infelice, di chi non vuole mai ammettere che la felicità esiste perchè non vuole che tu ti renda conta che ce l'hai proprio accanto a te, come è sempre stato.
Insegnamento: c'è sempre da essere felici, diffida da chi si rifiuta di ammetterlo


Non credo siano finiti. Credo ce ne siano molti altri, purtroppo, passati e futuri.
Quel che conta è che tutti questi bignè di errori, da soli sarebbero inutili. Ma messi tutti vicinivicini e legati insieme da un caramello di dialogo, di confronto, di bei ricordi comuni, di progetti futuri comuni, di sogni comuni e di un presente che è ancora lì, formano un croquenbouche che vale la pena guardare.

E ne vale la pena, perchè, nonostante tutto, siamo ancora noi, come ci siamo sempre conosciuti, senza bugie, senza segreti, senza macchinazioni, senza surbili pronte a succhiare il nostro sangue per invidia.
E questo, ora lo so, non è solo nella mia testa, è qui.


domenica 26 gennaio 2014

Crolli, macerie e fare l'amore

Premessa:
Quando scopri mesi (molti, troppi mesi) di bugie (molte, troppe bugie) da parte delle due persone che più di tutte avevano la tua fiducia, crolla tutto.
Crolla il potersi fidare di qualcuno, crolla credere nell'amicizia, crolla la propria autostima, crolla la convinzione della propria sanità mentale.
Quando crolla tutto, ti ritrovi a dover fare una valigia in mezzo alle macerie. Ti ritrovi con la fretta e il bisogno di andartene da quelle macerie che bruciano. Ti ritrovi con la testa affollata di domande pesanti che in una sola valigia non ci stanno, servirebbe almeno un camion traslochi.
Possibilità uno:
E poi succede che qualcuno ti abbraccia, ti tende la mano, ti dice che passerà. Che tornare indietro a prima del crollo, quello non si può purtroppo, ma che su quelle macerie si può costruire qualcosa di bello.
Te lo dice con le lacrime agli occhi, col cuore in mano e voce sincera.
Ti dice che è pronto a lottare con te e per te, che non c'è altro che desidera di più.
E tu allora non sai più che fare. Perchè hai paura di fidarti ancora, ma è difficile non farlo, davanti a quello sguardo che non vedevi da tempo.
Poi succedono le lacrime, mentre ti ricorda solo una piccola parte delle cose meravigliose che vi siete saputi dare in passato, e non basta un giorno intero per farlo. "Come ho potuto dimenticare di amarti?" ti dice.
Succedono lacrime su lacrime, urla di dolore, abbracci, baci e fare l'amore come avevi dimenticato si potesse fare.
Succede che la valigia è ancora li, pronta, perchè il tempo e la voglia  di disfarla ancora non c'è stato, ma che è bello così. Perchè il restare non sia scontato, mai; perchè il restare sia una scelta di entrambi, di ogni giorno.
Succede che non lo sai come andrà, che le lacrime, quelle ci sono sempre, impastate al dolore e a certe immagini brutte, ma che sai che c'è ancora qualcosa dentro di te, e c'è ancora qualcuno che la vuole, e questo basta, per stare viva un giorno in più.
Possibilità due:
Succede che prendi la valigia e ti carichi in macchina due creature che da molti, troppi mesi stanno pagando gli errori di altri, e che continueranno a pagare a lungo.
Succede che inizi a girare senza meta finché non trovi un albergo in cui passare insonne la notte.
Succede che la mattina hai la forza di farti la doccia, di mettere il rossetto rosso, e quei jeans che fanno vedere che hai ancora un bel culo. Succede che esci e vai dove già è successo che il culo te l'abbiano apprezzato. E succede che ritrovi chi già l'aveva fatto.
Succede fare l'amore, come avevi dimenticato si potesse fare.
Succede che non lo sai come andrà, che le lacrime, quelle ci sono sempre, impastate al dolore e a certe immagini brutte, ma che sai che c'è ancora qualcosa dentro di te, e c'è ancora qualcuno che la vuole, e questo basta, per stare viva un giorno in più.

*
Come sono andate davvero le cose? Non ve lo dirò, non ora. Chi mi conosce lo sa, e sa anche che il centro di entrambe le possibilità sta li, nel fare l'amore.

venerdì 24 gennaio 2014

Tumori e cupcake


Un'altra notte passata a rigirarti in un letto mezzo vuoto che non è il tuo, perchè il tuo non esiste più.
Un'altra notte sveglia, passata a chiederti se sarà così per sempre.
Un'altra notte passata a catalogare la gente in vincitori e vinti.

Un'altra notte passata a fiutare la morte. A fiutarti a vicenda con la morte. A chiedere quanto sia vicina.

(attenzione, la parte a seguire è una metafora, per la quale ho usato un argomento che purtroppo conosco bene, ma niente di più. Non insultatemi in mail)

La scoperta di un tumore ti porta inesorabilmente a fare i conti con la morte. A desiderarla, a temerla, ad aspettarla. A capire che il tumore vincerà sempre e comunque.
Puoi curarti, e la debolezza che porterà la terapia sarà una vittoria del tumore.
Puoi arrenderti, e far vincere il tumore.
Puoi suicidarti, e avrà comunque vinto lui.

Esiste un solo modo di vincere (I, questo è per te, grazie), ed è fottersene.  Lasciar perdere il discorso sulla morte e decidere di voler comunque imparare qualcosa.

Imparare chi sono gli amici. Imparare quanto schifosa sa essere la gente dedita allo sciacallaggio. Imparare a riconoscere il bacio di Giuda, di chi mostra affetto solo mentre inizia a prendere la tua eredità.
Imparare quanto avresti potuto imparare dagli errori, se solo rimanesse poi ancora abbastanza vita per mettere in pratica quegli insegnamenti.
Imparare che in fondo, nessuna delle persone che avevano la tua fiducia la meritavano, dato che mai, nessuno, si era premurato di farti notare dell'enorme tumore che avevi sulla schiena e che solo tu non vedevi.
Imparare quanto veleno può esserci in un cupcake portato col sorriso.

Così tanto da imparare, da stare sveglia ancora e ancora.
Con la magra, magrissima consolazione, che ci sono altri letti mezzo vuoti, in cui non si chiude occhio.

lunedì 20 gennaio 2014

Post privo di senso



Ho iniziato questo post tante volte. Volevo parlare di cose sensate.
Volevo parlare di cosa penso oggi dell'amicizia.
Volevo parlare del dover preparare una valigia senza preavviso e non avere idea di cosa metterci dentro.
Volevo parlare del girare a vuoto in macchina senza sapere dove si va nè se si arriva.
E invece quelle storie è troppo presto raccontarle, le parole ancora non sono state create; forse arriverà il giorno giusto in futuro, o forse mai.
E allora siccome scrivere devo scrivere, parlerò di altro.
Parlerò delle sequoie.
Della loro resistenza. Della loro longevità. Del loro arrivare fino al cielo.
Ecco, le sequoie. Se potessi, questo sarebbe il giorno giusto per provare a colonizzarne una. Salirci sopra e farla diventare la mia casa. Un grattacielo di 30 piani, con una storia così lunga da raccontarmi da tenermi occupata per molto tempo.

domenica 12 gennaio 2014

giochi e ghiaccio



Una volta, un amico parlandomi di un episodio della sua vita, lo paragonò a quei giochini in cui, per farli accendere e funzionare, devi tirare la pellicolina che impedisce alla batteria di fare contatto. 
Da quel momento in poi, sai che la batteria si scaricherà, assolutamente inevitabile.

Lo scaricarsi della batteria è il prezzo da pagare per poterci giocare.

Nella mia vita, non sono mai rimasta in contemplazione di quel gioco. Ogni volta che c'era da tirare via la pellicolina, l'ho sempre fatto d'impulso. A strappo, come una ceretta.

E poco importa se ci sarà da buttare la batteria. 
Poco importa, perchè potrò dire di aver giocato, finchè c'era da giocare.
Di aver amato, finchè c'era da amare,
Di aver riso, pianto, urlato, sorriso finchè c'erano emozioni da provare.

Poi, un giorno, con la batteria scarica, potrò guardarmi indietro e capire che ciò che ho perso è solo una batteria. Niente di ciò che ho provato potrà sparire, verrà solo congelato fino a una nuova carica.

La paura di essere messa in freezer, come la coda di una viennetta a fine cena, è sempre e comunque meno della paura di non aver mai giocato.


coz nothing is lost, it's just frozen in frost
damien rice, grey room

lunedì 6 gennaio 2014

controllo e minestrone



Ci sono voluti molti anni, molte delusioni, molte paure, due figli, la paura di perdere tutto; c'è voluto molta me.  
In questi giorni però, sto imparando che a volte, nel mettere in ordine ciò che si vede, trascuri di mettere in ordine te stessa.
Che per avere il controllo della tua vita, devi rinunciare a controllare il resto del mondo.
Che per essere una mamma perfetta, devi smettere  di preoccuparti dei figli, per essere una moglie perfetta, devi smettere di preoccuparti del tuo matrimonio, per essere una lavoratrice perfetta, devi smettere di preoccuparti del lavoro. E che a quel punto, non sarai perfetta, ma starai meglio tu, i tuoi figli, il tuo matrimonio e il tuo lavoro.
Che certe cose, se le vuoi fare troppo a modo, non verranno mai buone.

Che il minestrone uscirà buono solo se non segui una ricetta, solo se ci metti quello che ti capita a tiro e non perdi tempo a tagliare bene le verdure.
Perchè il segreto, sta nella bontà degli ingredienti, non nell'ordine, sta nella cottura, non nell'estetica.

You can't control the wind but you can adjust your sails

sabato 4 gennaio 2014

felicità e zafferano


(appunti per la me di quel futuro vicino o lontano che ne avrà bisogno)
Proveranno a convincerti che la felicità non esiste. O che se esiste non si può raggiungere. O che se si può raggiungere non è comunque il tuo caso.

Quando succederà, promettimelo, urla contro un bel vaffanculo alla persona che hai davanti.
Felicità non è una vita perfetta. Felicità non è una vita di cui non cambieresti nulla.

La felicità è come lo zafferano, non va a chili: si vende a grammi. E si vende a grammi perchè ne basta davvero poco per colorare un risotto.

Felicità è qualcosa per cui valga la pena sorridere, una piccola gioia che la sera ti faccia dire che in quella giornata, ne è valsa la pena esserci.
Tuo figlio che ti dice buonobuonomamma mentre mangia la pasta al forno.
I tuoi bimbi che giocano insieme; il dueenne che dice coccolinebacio abbracciando il neonato.
Un album di foto ingiallite che ti ricorda un passato che se vuoi è ancora lì.
Una serata con degli amici speciali.
Un messaggio inaspettato su whatsapp carico di faccine pucciose.
Una fetta di cheesecake.
L'abbraccio della persona che ami.

Nel risotto della mia vita, queste cose ci sono sempre state e ci sono ancora.
In certi momenti mi hanno fatto credere che quel riso non era abbastanza giallo. E invece.
Invece era solo la luce spenta.

Quindi, se mai di nuovo avrai un dubbio, accendi quella cazzo di luce e assaggialo.
E non appena avrai sentito il dolce dello zafferano, lancia la pentola ancora bollente su chi avrà provato a farti sentire infelice.