mercoledì 26 febbraio 2014

Dell'odio e di altri demoni.

Io non lo sapevo cosa fosse l'odio.
Non mi era mai successo di provarlo.

Credevo di si, e invece l'avevo confuso per rabbia, antipatia, schifo, ribrezzo, indifferenza.
Invece l'odio è tutte queste cose insieme e pure un qualcosa in più. Un ago dimenticato dalla sarta che ad ogni passo di infilza un po' più nella carne. Un dolore che non è liberatorio per niente, che ti ruba energie preziose ad altro. Un tarlo che ti consuma da dentro.

L'odio è una cosa che avrei voluto continuare a non conoscere.
E invece è lì.
Lì per chi ha provato a distruggere tutto, per chi ha provato a distruggere me senza mai ammetterlo, per chi non ha voluto chiedere scusa, per chi ha criticato me e poi è diventata peggio, per chi non ha mai avuto un senso di colpa, per chi non ha mai avuto rispetto verso nessuno, per chi non ha mai avuto scrupoli nel denigrare, per chi mi ha accusato di fare quello che in realtà era il suo gioco, per chi non aveva niente da perdere e come posta in gioco ha messo me.
Gente così, l'odio non lo merita nemmeno, perché di dolore mio e di altri ne ha avuto abbastanza.

Eppure è lì.
Ancora lì.

Ogni giorno un po' meno, forse.
Oppure ho trovato un modo per trarre forza da questo odio.
Chi se lo aspettava, proprio quando sembravo spacciata, che arrivasse l'arma di scorta?

"I count six shots, nigger."
"I count two guns, nigger."



Una risata, del sarcasmo sopito da poco più di un anno.
Una risata in compagnia, come era sempre stato, del sarcasmo in compagnia, come era giusto fosse di nuovo.
Per tutto, per niente.
Poco importa per cosa.

O forse almeno una si, perché io, non so voi, ma questa cosa la trovo estremamente divertente. Essere accusata di non avere personalità, di vivere di luce riflessa, da parte di chi ha copiato da altri perfino il modo di masturbarsi.
E da donna delle metafore, vi giuro che vorrei tanto aver inventato queste parole. E invece no, è la realtà.

Nessun commento:

Posta un commento