sabato 8 febbraio 2014

Pianoforte, horcrux e sale (molto sale)





Sono passati tanti anni, eppure ci sono alcuni film che ti porterai dentro per sempre, anche senza aver bisogno di riguardarli. E di alcuni di questi, capirai appieno certe scene solo a distanza di anni.
Ecco, ieri io ho finalmente vissuto e capito il mio personale finale di Lezioni di Piano.

Quel pianoforte che pesava troppo, che tenere ancora non aveva più senso, lo dicevano tutti, lo dicevano da sempre. Eppure, tu avevi voluto tenerlo, perchè ancora ci credevi, perchè in fondo quelle note "tintinnanti" a te (e solo a te) avevano sinificato qualcosa.
Poi ti sei lasciata convincere. Liberiamocene, hai detto.

E mentre scaricavi quei pacchi e li guardavi scivolare nel fondo di un oceano salato di ipocrisia hai sentito il cuore contrarsi, diventare sempre più piccolo fino a sparire, per rinascere in una supernova di lacrime salate, che forse non hai potuto nascondere come avresti voluto.

Poi hai capito che quel piede che avevi allungato in mezzo a quelle funi senza pensarci troppo, ti stava trascinando nel fondo dell'oceano. Perchè quel pianoforte non era solo un oggetto ingombrante. Quel pianoforte che per altri era solo un oggetto, conteneva la tua anima e mesi di tue emozioni. Certo, non che le meritasse, però ci eri finita dentro, come in un horcrux.

Ti sei trovata sott'acqua. I polmoni che chiedevano di tornare su per avere ossigeno, la testa che chiedeva di stare lì giù insieme alla sua anima.
Conciliare le due cose, non si poteva, ci avevi già pensato a lungo, ma soluzione non ne avevi trovato.

E allora, in uno slancio di istinto di sopravvivenza, ti levi l'anima. La lasci andare a fondo con il pianoforte. E riemergi.

Riempi i polmoni di aria pulita.
Sei viva.

Sei vuota, ma sei viva.

Le lacrime, sono finite tutte. L'anima giace sul fondo di un oceano salato come tutte le lacrime che hai versato in questi giorni. 
Finchè non approdi al porto.

Ti aspetta una vecchia ma nuova casa, una vecchia ma nuova famiglia, un nuovo dito di ferro e, sorpresa. Un nuovo pianoforte.

Quando la necrosi arriva inesorabile, non serve più chiedersi perchè, bisogna solo amputare l'arto. 
Accade lo stesso con l'anima.

Ieri sera sono andata a letto con un corpo vuoto, un gelido contenitore vuoto e insensibile.
Eppure, stamattina, quando mi sono svegliata, ho sentito calore umano, mani, baci, fiato. Ho visto i raggi del sole che filtravano da una tenda mal chiusa e mi accarezzavano. Ho sentito voci che mi chiamavano. Ho letto messaggi di tanti amici sinceri che mi sono stati vicino e ci saranno ancora. Il profumo della colazione, il dolce che mi riempiva la bocca.

E lì ho capito. Ho capito che se un arto amputato non può ricrescere, un'anima invece si.
Ci vorrà tempo perchè ne riabbia una completa, ma non così tanto da temere di invecchiare senza.

Sono viva, si.


6 commenti:

  1. l'anima è un giardino, semina, innaffia, concima senza esagerare: la primavera arriva sempre, anche quando non l'aspetti

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    1. grazie Amanda, le tue parole sono sempre un regalo gradito!

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  2. Bisogna lavorare inesorabilmente, sai? Siamo davvero come un campo. Momenti di riposo, momenti di arsura, momenti rigogliosi. L'importante è non smettere di coltivare.

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    1. Dai, per una volta, dimmi una cosa non così saggia. Una cosa tipo "ho un dinosauro incastrato tra i denti". Inizia a imbarazzarmi tanta saggezza, lo sai? :)

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    2. Ahahahah, be', ho fatto la cacca poco fa!

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  3. L'anima si rinnova perchè a rinnovarsi è il nostro cuore e la nostra mente. Basta non lasciarsi inaridire. E' una fatica ma ne vale la pena. :)

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