venerdì 28 marzo 2014

Rubare vita alla vita

La vita tira a volte dei colpi bassi, molto bassi.
Colpi per i quali non puoi non piegarti.
Ma fa spesso anche dei regali.

Ad esempio, un amico può darti una serie di passi da seguire per tornare dritta.

"tipo i 12 passi degli alcolisti anonimi?"
"si, tipo"
"quindi tu sarai il mio sponsor?"
"no, sarò un tuo amico, che è molto meglio"
"e la medaglietta me la darai lo stesso?"
"semmai posso offrirti un gelato."

E così, come un cagnolino affamato davanti a delle salsicce, ho ceduto per la promessa di zuccheri.

Mi sono trovata a cambiare la mia vita.
A cambiare dei gesti, delle abitudini, dei percorsi, degli orari.
Tante piccole cose.
Cose che non ci si crede quanti frutti possano dare, giorno dopo giorno.

Riscoprire che per la felicità c'è sempre tempo.
E che quel tempo è adesso.

A costo di fare tardi a lavoro per aver tirato il freno a mano ed essersi fermati a guardare un mandorlo in fiore.
A costo di avere il frigo vuoto per aver passato la mattina a fare l'amore invece che fare la spesa.
A costo di mangiare più tardi, e mangiare schifezze, perchè quel film era quel film.

Scoprire che quella felicità è fatta anche dal prendersi cura di se stessi, e non solo degli altri.
Che è fatta del saper ignorare le scalfiture che ci hanno fatto, o meglio ancora, del saperle valorizzare. (Coz I'm better than that - cit.)
Che è fatta di dettagli che non vanno più trascurati.
Dettagli che si costruiscono in cinque minuti la mattina davanti allo specchio, in un quarto d'ora a scrivere delle emozioni, in un'ora in palestra, in una sera al cinema, in una settimana in vacanza.


Rubare vita alla vita.
Rubare sorrisi alle lacrime.
Rubare tempo alla morte.


E guarire. Svegliarsi ogni mattina un po' più dritti, un po' più leggeri, un po' più a testa alta.
Un po' più io. (femmina, naturalmente.)


Going home, without my sorrow
going home, sometime tomorrow
going home, to where it's better
than before

Going home, without my burden
going home, behind the curtain
going home, without the costume
that I wore

L. Cohen, Going home





giovedì 27 marzo 2014

Maschere e catene


Ogni uomo è meno se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità.
Oscar Wilde

Negli ultimi giorni sono stata via, persa e concentrata per elencare ogni mia maschera. È stato un lavoro lungo e difficile. Riconoscerle, contarle, capirle.
Ognuna di quelle maschere rappresenta una catena, la maggior parte delle quali non ho scelto. 

Molto spesso mi sono stati cuciti addosso dei ruoli, che ho semplicemente portato avanti per pigrizia.
Alcune di queste catene autoinflitte pare fossero biodegradabili, e sono andate a perdersi col tempo, senza dolore.
Altre invece sono state difficili e dolorose da sciogliere e porto ancora i loro segni ai polsi, alle caviglie, al cuore.
Ne restano un paio.
Una che dipende da me. L'altra no.

Stay tuned, qualche giorno al crollo.

*

In bilico.
Una primavera che si preannunciava calda e che invece ha deciso di aspettare.
Per darmi la possibilità di vivere quell'autunno che mi sono persa.
Ci sarà tempo per spogliarsi, qualche lezione di pilates ancora.
E poi smetto, giuro.


(Foto: Mustafa Sabbagh)

martedì 18 marzo 2014

Ora, noi.

Oggi è successa una cosa.
Per la prima volta ho raccontato la mia storia a una persona neutra. Una persona che non conosce né me né le altre persone coinvolte.
Ho sempre pensato potesse essere d'aiuto, ma avevo il terrore di sentirmi profondamente un'idiota totale, per gli errori commessi, per le scelte fatte e per l'assurdità della situazione.

E invece.
E invece non solo non mi sono sentita un'idiota totale, ma anzi mi sono sentita fiera del punto in cui sono arrivata. Ho sicuramente sbagliato strada, scegliendo quella più angusta e meno divertente. Eppure sono qui, sono esattamente dove volevo essere. Sono dove è giusto che sia. Sono con la compagnia che ho cercato e per cui ho lottato.

L'amore è fatto di errori, di lacrime, di sudore. È fatto così perché tu lo possa riconoscere tra tutti gli altri sentimenti.

E io, noi, ora, lo sappiamo davvero.

Pazienza il resto del mondo, i giudizi, il passato e il futuro.
Ci siamo noi, e ci siamo adesso. E di questo non posso che esserne fiera.

domenica 16 marzo 2014

True detective


I know who I am. And after all these years, there's a victory in that.
Rust Cohle, True detective

Grazie.
Non è la serie più bella che abbia visto (anche se merita il podio), ma sono certa sia quella che più mi ha dato.
Potermi immedesimare con quattro personaggi diversi mi è costato molto. Ma ne è sicuramente valsa la pena.


mercoledì 12 marzo 2014

Riarredare

C'è un amore che non muore mai
più lontano degli dei
a saperverlo spiegare che filosofo sarei

noi ci siamo amati
violentati
deturpati
torturati
maltrattati
malmenati
scritti lettere lo sai.

non ci siamo amati
divertiti
pervertiti
dimenati
spaventati
rovinati
licenziati
lo saprai

noi ci siamo persi
ritrovati
poi bucati
c'è un amore che mi lacera la carne
ed ancora tu lo sai

noi ci siamo amati
violentati
deturpati
c'è un amore che mi brucia nelle vene
e che non si spegne mai

http://open.spotify.com/track/2yo2O67Zs1uGxqMBeGahJg

Ecco, questo è quanto.
E forse questo grigio, questi mostri, queste lacrime, questi scheletri, hanno trovato il loro spazio.

C'è quell'angolo in soggiorno accanto ai fiori, dove i mostri possono trovare il loro habitat. E potremmo fare un muro grigio accanto a quello arancione. E un fantasma, con le catene cigolanti, starebbe perfetto vicino al letto. E con le lacrime ci annaffiamo il limone.

Alla faccia di chi ha sperato nel male, in compagnia di chi ci è stato vicino.
Alla faccia nostra, anche. Alla faccia del periodo in cui avevamo smesso di crederci, appigliandoci a parole molto più grigie di noi.

noi ci siamo amati
violentati
deturpati
c'è un amore che mi brucia nelle vene
e che non si spegne mai.

venerdì 7 marzo 2014

Incastri e elefanti

Ho sempre avuto la passione per i puzzle, fin da piccolissima. E quella cosa degli incastri, non mi è mai passata.

Mi ricordo una delle primissime volte che uscivamo, tu che mi chiesi posso infilarti un dito nel naso? E io, risposi si senza trovarci nulla di strano.
Tutto sembra sempre della dimensione giusta per l'incastro perfetto. Il mio orecchio dentro la tua bocca, il tuo alluce nel mio ombelico, la mia clavicola sporgente tra le tue labbra, le tue dita tra le mie dita.

E poi ci sono le anime che si incastrano. Quando al buio mi fai la faccia da scimmietta e io non ti vedo ma lo percepisco, e la faccio anche io, e tu non mi vedi ma lo percepisci e scoppiamo a ridere.
E ci incastriamo, sempre un po' di più, anzi ci incRastriamo. Con quella R in più che ci fa da cemento.

*

Volevo citare lei, Amanda.
"...mi fondo in lui e ancora, a volte, mi confonde, l'ho anche messo fuori dalla finestra per un po', ma poi è tornato, come la cometa, mi ha plasmata, l'ho plasmato, mi ha ammaccata l'ho stropicciato, ma ha una memoria da elefante e torna, un passo alla volta, per mano, osservando il mondo"

Ecco, io credo che noi, in fondo, avessimo bisogno di ammaccarci e stropicciarci, perché ora, possiamo dire entrambi di incRastrarci ancora meglio.

E la verità è che l'amore va così, a lungo, come la memoria degli elefanti.
Se finisce è perché non era amore, se va avanti è perché l'incastro c'è. Non esistono ricatti, giochi o se e ma che funzionino.

Solo due anime che si incastrano, e che trovano il modo di continuare a incastrarsi malgrado le ammaccature.

lunedì 3 marzo 2014

disclaimer

Scriverò una cosa che sembrerà molto scontata.
(e che probabilmente sembrerà anche parecchio acida)

Questo blog è MIO.

Mio, perchè sono io che lo gestisco.
Mio, perchè sono io che lo scrivo.
Mio, perchè oltre ad essere l'autrice di ogni singolo post, sono anche la lettrice numerouno.
Mio, perchè ciò che scrivo, è qui per me, principalmente.

E non fraintendetemi. Vi adoro.
Bellissimo è sapervi qui a leggere, bellissimo è quando commentate, bellissimo quando chi mi conosce sa di che parlo, o quando chi non mi conosce prova a immaginare, bellissimo è quando mi seguite, bellissimo anche quando lo fate anonimamente perchè non potete far sapere di essere qui.
Ma il blog sta qui per me.
Come ho scritto una volta, scrivere mi aiuta a tirare fuori pensieri pesanti e ad alleggerire un cervello carico.

Quindi, qui dentro, chi legge, ci troverà me.
Un giorno magari inserirò un libro, un film, una ricetta, una citazione.
Ma di base, saranno sempre e solo i miei problemi, le mie gioie, i miei pensieri, le mie soddisfazioni.
La MIA VITA, insomma.

Ecco, sembrava scontato, lo so. Chiunque frequenti dei blog lo sa.
Eppure magari non lo è per tutti, dato certe cose che mi sono trovata a dover leggere.

Quindi si, è tutto "io, io, io, io, io, io...": chi non ama ciò che scrivo può tranquillamente smettere di passare a fare le pisciatine lungo i muri che frequento.

Con amore,
IO

domenica 2 marzo 2014

Accuse vintage

Poi un giorno ti rendi conto che le accuse che ti vengono rivolte riguardano la tua vita da sedicenne.
E importa davvero poco che non siano nemmeno vere, sarebbero comunque cadute in prescrizione anche a livello penale, figuriamoci morale.
Significa solo che chi ti accusa è ben oltre la frutta.
E che tu, tutto sommato non hai fatto grossi sbagli nella vita. Oppure che hai sbagliato proprio tutto.