mercoledì 16 aprile 2014

Sgomitando gomitoli.




Non devo mai più far passare tanti giorni senza scrivere. Perchè in ogni doccia, in ogni guida in macchina, in ogni tentativo di prendere sonno, si accumulano idee.
E poi finisce che non so più quali devo scrivere e quali no.
E come devo scrivere quelle che avrei voluto scrivere.
E perchè non dovrei scrivere quelle che avevo pensato non fosse una buona idea scrivere.

E più passa il tempo, più viene difficile scremare le idee no, e dare forma alle idee si.

E così, l'unica strada, ora, è dare vita a un post che agli occhi degli altri sembrerà solo un gomitolo informe di pensieri non plasmati.
Si accettano volontari per sferruzzare un maglione di me.

-Ho premuto involontariamente il tasto pausa, e mi sono resa conto che avevo bisogno di silenzio, e così sono rimasta seduta sul telecomando, convinta di poter riprendere quel film in un secondo momento. Ma quella pausa è durata troppo, e quando ho ripreso non ricordavo più dove ero rimasta. E non era un film, era la mia vita, il mio corpo, il mio cervello, i miei sentimenti, i miei amici, le mie passioni. E diosanto quanta fatica riprendere il filo.

-Winston Churchill chiamò la sua depressione Cane Nero. Perchè dare un nome alle cose, spesso aiuta a dar loro una giusta dimensione. Come chiamare Marla un tumore, credo sia più o meno la stessa cosa. Il mio dolore si chiama Giuda, e ha il sapore di un bacio sulle labbra su un marciapiede all'angolo di un parcheggio, che sembrava così affettuoso, e invece era una mera pisciatina di un cane incontinente.

-C'era una guerra silenziosa tra me e il professore che più amai all'università. Ognuno di noi due amava il cervello dell'altro e non lo poteva ammettere. Linguistica italiana 1 e 2, i due esami più belli di sempre. La finii a lasciar cadere un anello sotto alla scrivania del suo studio, in quello che doveva essere il nostro ultimo incontro ufficiale, per il solo gusto di immaginarmelo inginocchiato a cercarlo, dopo la mia email quella sera. Lasciò il mio anello in segreteria. Finimmo così con un pareggio che andò bene a entrambi.

-La pagliuzza e la trave ai tempi del web. I miei fiori sono patetici, il tuo carrello è una figata, ok.

-La primavera era una stagione che odiavo, prima che mi venisse comandato di trovare il bello del mondo. Shorts e calze leggere sono l'accoppiata vincente, ditemi che l'estate non arriverà mai. E che io avrò la forza di rimanere donna per sempre.

-Molti bagagli molto onore, partenze di famiglia.

-Tanto bello è il bianco e nero in un mondo a colori, quanto poco lo è per il disegno che volevo io. Fanculo alle mie allergie ai coloranti.

-Le frasi brevi che ti cambiano la vita. Scusa. Ti amo. Perdonami. Sono felice.

E poi c'era altro. Ma ecco, forse questo è fin troppo.

4 commenti:

  1. Questo post è di una meraviglia difficile da poter commentare.
    Le parole con cui hai descritto l'episodio universitario, il modo delicato in cui l'hai fatto sono letteratura.

    <3

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    1. Grazie, detto da te è un complimento meraviglioso!

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  2. il maglione posso fartelo ma:
    1) fa troppo caldo
    2) potevi dirlo che lo volevi a 10 colori e con il ferro tondo non è leale dirlo dopo aver già comprato il filato ed il ferro

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    1. Amanda dici forse che è un tantino troppo complesso?
      Vabbè dai, abbiamo tempo fino al prossimo inverno...

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