venerdì 9 maggio 2014

Rumore di asfalto

Sono giorni in cui le parole fanno fatica ad arrivare, granelli di sabbia troppo grossi con un collo della clessidra troppo stretto.
Restano impigliate lì, prima che riescano a formarsi, forse per questo che scatto molte foto, perché il bisogno di comunicare c'è, manca solo la voce.

Bisogno di comunicare contro bisogno di silenzio.

Così guido, e mi lascio portare dalla strada nei posti che mi chiamano.
La finisco a piangere davanti a tombe di sconosciuti in cimiteri mai pensati, a ridere davanti a delle mucche inaspettate, a giocare a soffiare a delle pale eoliche per vedere se riesco a farle girare più forte, a respirare l'odore delle saline e abituarsi, affinché non sia sgradevole.

Bisogno di lasciarmi meravigliare dal mondo.

In silenzio, a volte (a volte) senza nemmeno una playlist a palla.
Solo il rumore delle ruote sull'asfalto, del vento che un po' mi accarezza e un po' mi prende a schiaffi, del mio respiro. In ed es, come dice la mia trainer di pilates, ogni volta un po' più profondo.

Bisogno di tornare a casa.

E di rompere quel silenzio, solo per le cose davvero importanti.
Per le risate, per i salti, per ansimare, per te che mi dici che mi ami.

E poi mi squilla di nuovo il telefono, e quello basta a rovinare tutto per un po', per avere di nuovo bisogno di silenzio, di solitudine, di asfalto.
E così altre foto, che almeno loro, non hanno bisogno di parole.