venerdì 3 ottobre 2014

accordata

Avevo quattro anni quando tentai un lancio su una palma.
Si, SU, non da, perchè io non volevo fare la scimmia, ma la farfalla.

La palma ebbe la meglio e una piccola cicatrice sullo stinco mi ricorda che posso vivere più di tre giorni, se mi risparmio il volo e i colori variopinti.

Mi ricordo il sangue, le urla, il bruciore. 
Il sangue, il sangue, il sangue, le spine, il dolore.
Le urla, il dolore.
Lo sguardo terrorizzato di mio padre, il dolore.

-

A undici anni, indossai le mie prime scarpe da punta. 
L'unico strumento di tortura col quale è previsto sorridere invece che urlare e piangere.
Ricordo il sangue, il dolore.
Il dolore, le forze che mancavano, la vista annebbiata, il dolore.
Il sangue che macchiava le calze color cipria e l'unghia rimasta attaccata al loro interno.
Il sangue, il dolore, il dolore.

Usa tuo dolore, tu balla!
Esce sangue? Esce anima!
Diceva l'insegnante russa, di cui porto ancora gli acuti impressi nei timpani e le unghie nella schiena.

-

E così ho imparato a usare il dolore. 
A farmelo amico, amante, complice e nemico, ma mai sconosciuto.
A tenermi alla larga dagli antidolorifici e dai sentimenti e dalle passioni tiepide.
L'ho usato per respirare, per godere, per non farlo, per tenermi viva, per non morire, per diventare madre.
L'ho visualizzato, gli ho dato un nome, ho corso verso di lui, mi ci sono acCordata, abbiamo suonato la stessa musica.
Sono scappata, l'ho ripudiato, è tornato a cercarmi, riaffiorando da vecchie cicatrici. 
E non mi fa paura, solo calore.


I ache for the touch of your lips, dear,
But much more for the touch of your whips, dear.
You can raise welts
Like nobody else,
As we dance to the Masochism Tango.

7 commenti:

  1. Un post bellissimo, parole che -forse meno cruente- possono essere anche le mie^^

    Moz-

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  2. ...ho fatto tanta danza anche io, e come a te, anche a me invitavano ad usare il male che provavo come un'ulteriore strumento della mia infallibile fede nei confronti della danza...
    tu hai espresso fortissimamente il connubio tra dolore ed energia...

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  3. Quando ci tagliamo, ci feriamo, ci facciamo male, da noi si dice "è il lavoro che ti entra nel sangue".
    Certo è che il dolore è un nemico che va conosciuto al meglio, perché non starà mai davvero lontano da noi. Abbraccialo ed usa la sua forza per tenerti in piedi.

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  4. non lo so, penso che sia un'arma a doppio taglio imparare a convivere col dolore, ci insegna a cercarlo ovunque, a non poterne stare senza a non riuscire a vedere aldilà a non ambire altro che al tormento, a soddisfare solo le nostre parti più oscure e malate, a non cercare dolcezza, ma solo tensione nei rapporti con gli altri e con noi stessi a riconoscerci e a specchiarci solo in quello specchio

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  5. come al solito, tu mi lasci senza fiato. dipingi parole a colori forti che ti prendono lo stomaco in pugno e ti costringono a guardare anche se non vorresti.
    Ti adoro. E mi sento molto fortunata ad averti incontrata.

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  6. Ho pensato troppo tempo come rispondere, senza trovare parole per tutti, come in tutti gli argomenti a cui mi sento un po' più affezionata che ad altri.
    Credo che la risposta migliore sia nel detto "il fine giustifica i mezzi", Il dolore per me è sempre stato un mezzo, mai il fine. Non è una cosa che ricerco con gioia, ho solo imparato ad usarlo per ciò che mi serve.
    (grazie, che ci siete anche quando non riesco ad esserci io)

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  7. Impressionante...con cicatrici e dolore sono cresciuta e tra le tue parole ho riconosciuto la mia stessa "complicitá" con esso.
    Hai saputo scriverne con una onestá impressionante...

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