martedì 11 novembre 2014

sospesa

Manca decisamente la terra sotto ai piedi quando ti trovi in equilibrio su un filo.

Provi a controllare ogni tuo muscolo e ogni tuo respiro, ma in fondo sai che sono dei minuscoli sassolini dentro al tuo orecchio a farti stare su, e quelli non c'è verso di poterli comandare.

Diventi brava, la corda su cui cammini provi a tenderla sempre un po' di più, e farla diventare sempre un po' più lunga. E' difficile che gli altri capiscano che ti stai muovendo lì sopra, tanta la delicatezza con cui lo fai. 

Eppure ogni volta riesci ad arrivare alla fine, a decidere di scendere, a rimettere i piedi al suolo e godere per un po' il silenzio, l'equilibrio facile, la stabilità che ti fa da casa.
E non sei al circo, non è certo quello il tuo lavoro, ma è impossibile non risalire "ancora una volta, che sia l'ultima, davvero".

Un giorno ne prendi una più lunga, molto più lunga, molto più complessa, molto più alta. 
Una che sai che se ne uscirai viva, potrebbe davvero essere l'ultima.

Sei nel bel mezzo dell'attraversamento, arrivano delle urla dal basso. 
Ti fermi.
Tornare indietro è molto più difficile che andare avanti. Ma di andare avanti hai il terrore.



Passano i giorni, a trattenere muscoli e fiato, immobile, con le lacrime ancora a metà.

Poi basta una voce calda, dalle parvenze amiche, a tenderti una mano dall'altro lato della corda, ancora una volta.
Basta un sorriso di una nuova amica. Basta una voce che sussurra con tono deciso.
Basta vedermi allo specchio e ripetermi chi sono e cosa ho fatto.
Basta tutto un gruppo che ride con te di quelli che non sanno che i caratteri che formano un libro hanno storie vere dentro, che alcuni non conosceranno mai.
Basta una sera di femmine con urla, risate e alcool.

E si va avanti.
Alla faccia pure della labirintite.

"e si amarono l'un l'altro sospesi su un filo di neve"
M. Fermine, Neve