giovedì 24 dicembre 2015

18 gradi a natale

quando c'è l'aria fredda con il vento che ti pizzica le guance, respiri a pieni polmoni un'aria che sa di caminetti accesi che fa subito natale.
e quando giri l'angolo e ti arriva il sole in faccia, e ci sono 18 gradi e pensi che non è natale per niente.

godersi l'attimo, lasciarsi andare, temere la fine, trattenere le lacrime, ridere di cuore, ansimare d'amore, strozzarsi l'anima, vedere le ombre delle proprie paure venire sempre più vicino, nascondersi in lunghe file di scaffali come se il mondo qui non esistesse, e godersi l'attimo.
godersi anche il sole, pazienza natale.
godersi pure la paura delle ombre che arrivano, che un giorno penserò a quanto erano belle le ombre quando ancora si stavano solo avvicinando.

godersi l'attimo nella consapevolezza che gente perfetta non ne esiste mica.
che ognuno di noi è la somma dei propri sbagli, delle parole urlate e di quelle non dette, dell'aria respirata a pieni polmoni e di quella rimasta strozzata in gola.

e allora torno un attimo al sole, dove la pelle rivede la luce, dove l'umido si asciuga, o a volte non si asciuga mai.
e mi godo l'attimo.

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell be about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.

martedì 8 dicembre 2015

half the man I used to be

Dice P. che si guarisce. 
Dice che arriva il momento in cui poi passa, che i sogni sbiadiscono, la voglia di fare meno intensa, gli obiettivi più offuscati, che ci si arrende al tempo e alla stabilità.

Io invece ho dei pezzi nati con la saggezza della terza età, altri con l'impeto dell'adolescenza e altri con la maledizione del Club27.
Pare ci sia stato un difetto procedurale nella mia reincarnazione,  dice F.

E poi c'è Scott, che non c'è più e ha sconvolto l'equilibrio tra i miei pezzi adolescenti e i miei pezzi vecchi, riportando a galla quelli che hanno l'età di Jim, di Brian, di Jimi, di Janis, di Kurt.
Che quando ti senti solo la metà dell'uomo che eri, nessun tour bus potrà allontanarti dalla strada del tormento che hai dentro, pure se i 27 li hai superati da tanto. 

A Scott Weiland,  compagno fedele di notti insonni e inquietudini.

lunedì 9 novembre 2015

un quarto di miglio alla volta

la bellezza delle giornate piene in cui ci sono mille piccoli obiettivi e in cui a fine giornata puoi guardarti allo specchio soddisfatta della strada percorsa.

i progetti che piacciono, le idee che funzionano, i lavori che arrivano.
i muscoli che lavorano raggiungendo risultati nuovi.
il corpo che si ricorda il gusto delle cose belle e le ricerca, non riuscendo più ad asserne sazio.
l'amore fatto delle cose che ci sappiamo dare e delle cose che ci possono essere, e niente più.
imparare ad accettare i limiti, le cose brutte che accadono, i disastri imminenti per i quali non possiamo fare nulla.
avere più a cuore ciò che so io, di ciò che pensano gli altri.

e poi si, si stava meglio quando si stava sugli alberi, ma anche qui, oggi, c'è il sole e regna finalmente il silenzio.

e il mio pezzetto di cammino è compiuto anche oggi.

domenica 8 novembre 2015

just once

C'è quella storia dei cerchi mai chiusi, quella dei cerchi che finalmente si chiudono.
E poi c'è quella dei cerchi elastici, disegnati con una matita magica, ibrido tra grafite e caucciù.
Sono cerchi di cui non ti preoccupi, perché si gestiscono a sé, capaci come sono di restringersi o allargarsi, includendo quello che c'è al momento: niente, tutto, e ogni possibile via di mezzo.

Sono quelle orecchie in cui si suona sempre quella canzone che può fare molto bene o molto male ma che riesce ogni volta a cambiarmi gli equilibri interni.
Sono quelle braccia nelle quali tutte le mie voci interne si mettono a tacere in religioso silenzio.
Sono quei respiri in cui ci sono dentro mille colori quando fuori è tutto nero.

È l'ossigeno in mezzo al blu del mare mentre la corrente mi trascina via dal mio posto segreto per riportarmi a riva.

...But maybe the question mark helps
Have you ever been lost?
We could get lost
I wanna get lost.

Shura, Just once

lunedì 26 ottobre 2015

e quindi quell'autunno che volevo è arrivato davvero

te ne accorgi perché la doccia diventa più lunga, ed evidentemente lo shampoo all'anima ha bisogno di più acqua calda di quello ai capelli.
te ne accorgi perché alla guida sei sempre un po' più persa in strade per le quali non esiste il navigatore.
te ne accorgi perché la playlist di spotify appena creata si chiama "sfrantumarsi l'anima con cilicio in musica e vestirsi il cuore di blu" e contiene tutta la musica che negli anni ha assecondato i momenti blu.
te ne accorgi perché i capelli sono diventati rosso fuoco per quello strano principio per cui le donne quando escono fuori di testa si fanno cose strane alla testa.

te ne accorgi perché non è proprio blu, quello che senti dentro, ma va dall'indaco al grigio passando per il neronero, e perché gli amici quelli veri non ti chiedono più come stai, ma ti dicono solo vieniquichetiabbraccio.

te ne accorgi perché è arrivato quel momento dell'anno in cui semplicemente per il naturale corso degli eventi, cadono le foglie dagli alberi, e in qualche modo generano scosse all'equilibrio che in estate sembra sempre solido. e quest'anno un po' di più, perché c'è stata una strana coincidenza astrale che ha portato tu-io e tu-tu e tu-mondo a occupare posti diversi.

te ne accorgi perché arriva di nuovo il bisogno fisico di creare materiale che resta, e che va dal parolesucarta al caratterisuschermo, dal pastellosucartoncino al pixelsutavolettagrafica.
te ne accorgi perchè senti che fuori piove: che bel rumore, perchè cammini per la strada senza nemmeno guardare per terra e perchè la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia. (semicit.)
te ne accorgi perchè ti svegli ogni mattina con in testa una frase che hai ingoiato quando avevi 15 anni e guardavi the crow perchè il nero non sembrava mai abbastanza scuro e perchè sbalordito il diavolo rimase quando si accorse di quanto osceno fosse il bene (beh questa è davvero cit.)

te ne accorgi perchè il bene e il male certi giorni hanno lo stessa puzza di zolfo e lo stesso odore di carne.


But enough of “the fight,” enough “you and I,” 
enough of “prevail” or “walk in the light.”
While the angels stand by I get high as a kite. 
I'm too tired to smile or know that I'm right. Am I right?

okkervil river, the velocity of saul at the time of his conversion

venerdì 23 ottobre 2015

ventidueottobre

la sensazione di esserci da sempre, la paura di non esserci mai più.
quella luna che guarda con aria beffarda in segno di sfida, chiedendoti se vederla li nel cielo non porta i tuoi ricordi a liquefarsi.

e tutte quelle cose che si dicono e si fanno, per cercare una linea unica tra tutte le tue tu che ti compongono.

sabato 26 settembre 2015

so long sweet summer

sono mancata per un po', diciamo che mi sono presa un'estate di pausa dalle seghe mentali.
un'estate di giorni vissuti singolarmente, ben immortalati ed etichettati sotto paceamoregioiainfinita da rivedere nei momenti no e sorridere.

*

mi piacciono le giornate che diventano più brevi.
mi piace quel tempo in più che si crea la sera, in cui c'è ancora vita ma già silenzio.
mi piace vedere con un sorriso sghembo chi nella mia vita non ha superato quest'estate, con un passettino indietro ogni giorno - quasi non potessi notarlo, e chi invece malgrado ogni pronostico e ancora qui, mi guarda e sorride e mi fa sorridere.
mi piace questo periodo di buoni propositi e nuovi progetti, una specie di capodanno dei poveri, ma più concreto di quello con spumante e fuochi d'artificio.
mi piace il progetto che sta prendendo forma nella mia vita, che capisco essere importante per quanto spazio occupa nei miei pensieri, e per quanto sia difficile la decisione finale.
mi piace il primo freddo la mattina, il blazer a cui poi sei costretto a tirar su la maniche, finché a mezzogiorno lascia posto al nudo accaldato fino a diventare copertina alla sera.

*
questo mese, dieci anni fa.
quando i miei punti di riferimento erano delle croci di nastro carta sul palcoscenico e di quando nei giorni di insicurezza mi bastava esagerare e trasformare le croci in asterischi.
quando carne e anima erano intercambiabili, perché i muscoli erano solo il continuare della musica.
quando potevo essere qualcun'altra semplicemente cambiando tutù, e cambiare emozioni semplicemente al variare della musica.
quando l'allegretto era nelle orecchie come nel cuore, e l'adagio solo un'occasione per mostrare equilibri e prendere fiato.
quando mi venne proposto un vassoio d'argento con sopra il mio sogno, e mi piacque da morire, finché non lessi uno di quei libri che mi cambiarono la vita e amai da morire dire di no a quel mondo che mi diceva sì.


So long sweet summer
I stumbled upon you and gratefully basked in your rays
So long sweet slumber
I fell into you, now you're gracefully falling away



Dashboard Confessional, So Long Sweet Summer



sabato 20 giugno 2015

di quelle cose dei gender, del familyday e degli unicorni rosa che volano


[questa è per g. perchè tanto tempo fa gliene feci la promessa.]


sogno il domani come le donne, vivo l'oggi come gli uomini.
mi vesto come una donna, dormo come un uomo.
piango come una donna e mi scarico come un uomo.
amo come una donna ma scopo come un uomo.

so ferire come una donna, ma come un uomo incasso i colpi.
ho l'impulsività degli uomini e la razionalità delle donne.
vinco e perdo da donna, mi godo il gioco da uomo.
sussurro come una donna, urlo come un uomo
come una donna coccolo e come un uomo avvolgo.
estremamente poliedrica e multitasking, corro sui tacchi come una donna esperta,  ma devotissima alle mie passioni storiche mi abbandono sul divano come un homersimpson qualunque.

sono forte come sanno essere forti le donne forti, crollo come crollano gli uomini quando per troppo hanno dovuto sembrare forti.

e questo è perchè tutta la storia dei gender, è una grande, grandissima stronzata.
perchè io posso affermare con sicurezza di essere femmina, ma non ho mai accettato essere definita donna, se questo significa dover rinunciare a metà delle mie caratteristiche.
perchè è solo un caso, se da me sono equamente divise.
c'è chi semplicemente ne ha più di metà dell'altra "parte" ed è bello così.

martedì 9 giugno 2015

date a cesare quel che è di cesare, ovvero le pugnalate.

ci sono le pugnalate di un libro meraviglioso, in cui dentro ci sei tu e proprio tu, come chiunque altro e proprio chiunque altro.
un libro che mentre lo leggi ti costringe a rivivere la tua vita, i tuoi successi e le tue sconfitte, le scelte che hai fatto, quelle che hai rimandato e quelle che non hai mai voluto fare, le battaglia vinte a testa alta, le cadute nel fango, i disperati tentativi di sopravvivere,  le gioie, le belle persone che ti hanno segnato il buon carattere e quelle orribili che te lo hanno reso forte, le paure, gli orgasmi, le risate e i libri che ti hanno formato.
Un libro in cui ogni pagina ti porta ad un bilancio, un libro alla fine del quale hai pianto milioni di lacrime e sai che non sarai la stessa che eri prima di leggerlo, come ogni signor Libro dovrebbe fare.
(il libro di chiama Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli, e leggetelo solo se vi sentite forti)

ci sono le pugnalate arrivate dopo settimane incerte, passate insieme a mio padre in ospedale, arrivate come una raffica di pugnalate in crescendo.
adenocarcinomapolmonareavanzato, nonoperabile, quartostadio, metastasiossee.
queste sono le parole dette, ma chiunque in queste parole sarà in grado di leggercene molte altre, meno scientifiche e più dolorose.
sono sempre stata brava ad accettare le brutte notizie. sono riuscita sempre a rimanere forte, nonostante tutto, a trattenere, a farmi forza, a darne agli altri, ad andare avanti.
eppure ultimamente, sarà la stanchezza, sarà la somma di troppe volte in cui sono stata forte alle pugnalate, vacillo ogni volta un po' di più, barcollo con le ginocchia che tremano. forse sono arrivata al mio troppo pieno.
fossi credente, potrei appellarmi a quelle famose prove che dio dà solo a chi è in grado di sopportare, in cambio di strabilianti ricompense. fossi fatalista, potrei maledire il destino.
ma non lo sono, e non posso né pregare, né incazzarmi col fato.
continuo i miei pellegrinaggi in ospedale, il mio cercare di tenere viva la maschera della forte col sorriso, per chi ha tutto il diritto di vedermi sorridere e per chi ha più paura della mia paura che della sua malattia.
continuo a rimanere in macchina ancora 5 minuti per tamponarmi le lacrime e rimettere il rossetto che mi conferisce un aspetto decente, e fare ancora un ultimo respiro profondo prima di scendere. 

ci sono le pugnalate del provare a far andare avanti la vita.
con quel continuo senso di colpa per la vita, per quella che avanza e quella che stringe.
quel bisogno di moltissime risate urlate, e se non sono risate che sia silenzio totale.

ci sono le pugnalate dei sorrisi falsi, delle birrette ipocrite, dei panini che poi spariscono.

c'è chi continua a medicarti, scorta interminabile di garze e sorrisi e abbracci e punti di sutura: quei quattro piccoli occhi, quelle mani che ti stringono la notte, quei buongiorno di una vita, quella voce amica, quel silenzio paziente.

mercoledì 6 maggio 2015

un altro post sul respiro


avevo sei anni, era un pomeriggio freddo, me lo ricordo per via di uno di quei cicciottissimi giubbotti anni 80 che mi bloccava i movimenti, e mi trovavo nell'ascensore di casa dei miei nonni.
fu come un lampo, il pensiero "io non ho mai respirato".
ci riderete voi, eppure per me fu fonte di enorme preoccupazione. iniziai a respirare molto profondamente, mio padre mi chiese se stavo bene. "ora si, però mi sono accorta di non aver mai respirato e respirare serve per vivere". lui scoppiò a ridere, e invano provò a parlarmi della respirazione involontaria.
in quel momento, mi promisi di ricordarmi sempre di respirare e di non smettere mai.

a volte penso a quest'episodio, facendo un po' di conti su quanto abbia mantenuto questa promessa.

sono Viva.
avevo solo bisogno di vederlo scritto. che sia una prova dell'aver respirato?

sono così tante le emozioni che provo, i sentimenti, i dolori, eppure ancora non sempre ci credo.
come per la respirazione, la presa di coscienza è, come per la me di sei anni, una condicio sine qua non.
vivere ed essere Vivi sono due cose così lontane, a volte.

lunedì 23 marzo 2015

ossigeno

abuso di punti e andateaccapo.
fuggo dalle maiuscole.
è il mio modo per cercare di mettere ordine tra le parole, tra i pensieri.

perchè le parole abbiano abbastanza spazio intorno per respirare.
lasciar arrivare luce e ossigeno.

l'ossigeno, che sembra sempre che sia lì, gratis, a disposizione di tutti.
e invece a volte i polmoni sono pieni di altro e l'ossigeno non arriva.
e ti arriva quella telefonata, moltoprestodimattina.

una settimana di corse in ospedale, di aspettare che il liquido dai polmoni vada via, per lasciar passare l'ossigeno.
vedi l'uomo che hai sempre visto come la tua roccia, diventare più piccolo e fragile.

lui riprende fiato, tu no.
ci sono quelle macchie che ancora non hanno un nome che evocano la paura dell'ignoto e quella dei ricordi.
tutte, indistintamente.

e respirare diventa difficile per tutti: man mano che papà ritrova il suo ossigeno, io perdo il mio fiato.

venerdì 6 marzo 2015

respirare abbracci

tra tanti talenti, non ci si crede quanto sia bello l'abbraccio.
voi direte che talento è l'abbraccio, sono bravi tutti. e invece no.
tecnicamente, per un abbraccio basta avere due braccia, o forse pure uno solo basta, e cingerlo intorno al soggetto ricevente.

in realtà, ognuno di noi sa che non è così semplice, che ci sono abbracci di cui mai se ne sarebbe sentita la mancanza, e invece quegli abbracci che creano al loro interno un habitat unico al mondo.
quegli abbracci che ti cambiano la giornata, e forse anche la vita.

sono abbracci stretti, nel silenzio si può sentire uno squish dato dagli organi interni che si strizzano, si rimettono in ordine e mandano via pensieripesanti, bile, ansia, grigio.
ricaricano le batterie, portano il sorriso e la sicurezza che in fondo andrà tutto bene.
sono dei veri e proprio abbracci terapeutici, sedute di psicanalisi da 5 secondi, o da un'ora.

il rischio, a ricevere una volta nella vita un abbraccio così, è quello di averne dipendenza e di non trovare in giro che abbraccicinesi per pochi euro.
come le dita di mark knopfler sulla chitarra, a confronto con il ragazzino al parco che ogni primavera riprova lacanzonedelsole. le bionde trecce gli occhi azzurri e un pardicazzi che sai suonare la chitarra.

una volta, ancora una, ti prego. una ancora che l'ultima non sapevo fosse l'ultima e non l'ho respirata abbastanza.


stringimi forte
che nessuna notte è infinita

domenica 1 marzo 2015

tre frasi

Parlavo con un amico da poco e queste sono tre frasi che ha detto.
Sono in disordine e sono fuori contesto.
Ho deciso di metterle qui con la speranza di non continuare a farmele riecheggiare in testa, perchè ogni volta bruciano gli occhi e pizzicano alla gola.


la verità è vera. ed è l'unica cosa che la rende speciale.

credo che finirò per demolire le regole.

ora come ora mi pare così aleatorio il non ferirsi.


Un tempo, quando una frase mi faceva paura, cercavo di smontarla e rimontarla in modo da darle un significato totalmente diverso, spostavo lettere e parole affinchè diventasse meno amara, o almeno ironica. 
Un giorno, forse, lo farò anche con queste. Mi serve solo un po' di forza in più.


I'm not in search of sanctity, sacredness, purity;
these things are found after this life, not in this life;
but in this life I search to be completely human:
to feel, to give, to take, to laugh, to get lost, to be found,
to dance, to love and to lust, to be just human.
C. JoyBell C.

lunedì 16 febbraio 2015

incoerendoMI

C'è sempre stato questo problema in me, di incoerenza interna.

I miei sogni non sono adatti ai miei desideri, i miei desideri al mio tempo, il mio tempo alle mie forze, le mie forze alla mia vita, la mia vita al mio io, il mio io a chi mi sta intorno, chi mi sta intorno al mio passato, il mio passato al mio presente, il mio presente ai miei demoni, i miei demoni ai miei sogni.
Qualcuno insomma, potrebbe dire che io sia sbagliata.
O meglio siamo, giacché è evidente che io non sia altro che l'amministratrice del condominio delle tante me.


I am a new day rising

I’m a brand new sky
to hang the stars upon tonight
I am a little divided
do I stay or run away


and leave it all behind?


L'equilibrio che ho dentro e fuori, viene spesso attaccato. Riconosco che certe mie scelte siano o siano state discutibili, come quelle di tutti, eppure nessuno dovrebbe avere il diritto di criticarle a caratteri cubitali su un muro.
Ma in fondo, volare molto alto, correndo rischi ben maggiori che sbucciarsi le ginocchia, a mio parere sarà sempre meglio di quella vita in cui il clou è scaldare la brioche nel fornetto di cucina.



it’s times like these you give and give again
it’s times like these you learn to love again
it’s times like these time and time again

it’s times like these time and time again


Il problema del volare alto, avviene quando le mie incompatibilità interne puntano direzioni diverse. 

E' come giocare con le freccette, con una grossa calamita vicino, che cambia la traiettoria del tuo tiro.
Serve una forza enorme.
Serve un'enorme voglia di farcela.
Serve imparare a lottare contro altre forze.
Serve saper piangere.
Servono i calli sotto alle ginocchia, perchè troppe volte crollerai, e non puoi permetterti di sanguinare sempre.
Serve sapersi rimettere in piedi, appigliandosi a ciò che si può.
E ricominciare.


I’m a wild light blinding bright
burning off alone

giovedì 5 febbraio 2015

fischio

La pioggia che non smette di cadere.
La bandiera bianca che sventola.
Le lacrime, il sangue, lo sguardo vuoto, le braccia inermi.

Starò via un po', e non so ancora sotto a quale forma tornerò.

sabato 31 gennaio 2015

uno in più

Buon compleanno a me,
a quanto è rimasto di quella che sono stata, a quanto c'è già di quella che sarò.

E un pensiero come sempre a mamma merla che prima era bianca, e in questo giorni è diventata scura.

venerdì 16 gennaio 2015

pagine

quel silenzio fatto di abbracci, di coccole, di pagine di un libro letto insieme.
quella carta fatta di disegni pensati un anno fa in mezzo alle lacrime, e di storie scritte quando le lacrime erano finite.
quei sorrisi nel leggere quelle parole, in cui dentro ci siamo tutti e quattro noi.
quel libro che rappresenta un progetto inseguito a lungo, a cui mi sono appigliata quando avevo bisogno di un progetto.
vederlo finito, stampato, voltare ancora pagina, "mamma, me lo leggi di nuovo?".
sospirare, sorridere, rincominciare a leggere.